Interviste su La Nuova Era

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Interviste su La Nuova Era

Riporto le interviste più importanti apparsi su alcuni blog.

In Vita Veritas

Aldo Parisi, toscano, autore del libro La Nuova Era che gentilmente ci ha inviato in anteprima il libro e ci ha concesso un’intervista esclusiva.

Ciao Aldo, spiegaci in poche parole chi sei.

Aldo è un “vecchio” scrittore che si è sempre tenuto le proprie opere chiuse in un cassetto, fino a quest’anno. Poi ha deciso di “mettersi in gioco” con il suo ultimo romanzo “La Nuova Era” ed è andata bene.

Tanto bene da essere stato finalista ad uno dei maggiori concorsi letterari italiani, il Premio Streghe, Vampiri & co. Complimenti. Qual è stata l’idea di partenza che ti ha portata a scrivere “La Nuova Era”?

Questo romanzo e gli altri due che seguiranno hanno radici lontane, negli anni 90 del secolo scorso, nati da un “sogno ad occhi aperti” di 10 secondi. Il fatto è che siamo già in una Nuova Era e l’intero mondo ci è sprofondato lentamente a partire dal 11 settembre 2001 e più velocemente a partire dal 2009. Tutto intorno a noi è cambiato. Ci stiamo confrontando con la diversità di ogni genere, ordine e grado, con razze e religioni diverse, con idee diverse e con un relativismo che crea divisioni ideologiche e politiche. La globalizzazione sta facendo emergere diversità con cui non siamo ancora in grado di confrontarci serenamente. Da qui nasce l’idea del libro, di come il mondo sia molto più complesso di quello che crediamo, di come una o più fazioni, chiamale partiti, idee, razze o come volete chiamarle, possano agire in un sottobosco sociale e culturale precario. E i rischi sono davvero molteplici. Non tutto è come sembra e si vive sul filo di un rasoio.

Ti ringraziamo innanzitutto per averci inviato in anteprima nazionale (dopo il concorso ovviamente) il tuo libro. Lo abbiamo letto tutto d’un fiato e ci è sembrato davvero piacevole, fluido, interessante e avvincente. E’ subito balzato all’occhio un continuo ammiccamento a più generi letterari. Perché?

Perché è la vita del protagonista. Viviamo tutti in un mondo dove c’è un po’ di thriller, di giallo, di romanzo rosa e, infine, di orrore. Il protagonista è un uomo, comunissimo, che potrebbe essere qualsiasi lettore, potrebbe essere chiunque di noi. E’ uomo, è padre, è lavoratore. Solo che piano piano cambia, come ci cambia la vita. Volente o nolente, viene preso dal fascino del potere, se ne nutre e viene logorato da esso per poi esserne annientato. E tutto questo senza sapere se sia vittima o carnefice, se opera per il bene o per il male, se sia portatore di luce o di tenebre. Come tutti noi, appunto.

Nel tuo libro sono presenti azione, romanticismo e complottismo, con un finale che può passare veramente alla “Storia”, se, come noi della Direzione, vi abbiamo visto una metafora dell’abuso e della violenza mentale cui ogni giorno noi stessi siamo sottoposti dai mass media e dai social e che ci cambia profondamente, senza che ce ne rendiamo conto.

Questa “Nuova Era” è un lento fluire verso il cambiamento delle nostre abitudini. Sui media, e ancora più su Internet e sui social, c’è il tentativo volente o nolente di imbrutire e di impoverire le menti. Questo “gioco” corre il rischio di portare a masse di persone senza una volontà propria, uniformata ad un unico “sapere”, ad un’unica verità, senza altro scopo che cercare di rendere gli altri, quelli non uniformati, come loro. Il rischio finale è ridurre tutto alla voce della violenza, fisica o morale, contro chi non è delle proprie opinioni. E per farlo occorre “uccidere” nei pensieri e nei sentimenti chi non si uniforma, proprio come i protagonisti di questo libro.

Qualcuno dirà: è il solito libro sui vampiri.

Assolutamente no. Se ne discosta parecchio, soprattutto dagli ultimi vampiri visti in questi anni sia nell’editoria che nel mondo del cinema. C’è politica, ci sono complotti, ci sono attentati, ma c’è anche umanità, valori come amore, amicizia, onore, fiducia. I vampiri siamo noi, sono tra noi, si cibano dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti. Nel libro viene fuori un pericoloso connubio di diversità che rendono esplosivo la società che tutti conosciamo. Il loro ruolo, poi, è sì presente, ma sono come noi, come umani, che godono di potere e lo usano per i propri scopi. Proprio come i giochi di potere di noi uomini. Una realtà alternativa in cui si evolve la trama.

A noi è piaciuta molto la complessità del protagonista. A te, invece, quale personaggio del tuo libro piace di più e perché?

Anche a me, ovviamente, il protagonista. Simone è un personaggio complesso, vivo, con importanti valori di base, con ideali di unione e fratellanza, ma che, al contempo, si trova a vivere una realtà diversa e a gestire impegni che lo cambieranno profondamente.

E se ti dicono che il libro non piace?

Pazienza, non succede nulla. De gustibus non disputandum. Ci sono fior fiori di scrittori che sono bravissimi, ma a molti non piacciono. Se non piace il mio libro, avranno le loro buone ragioni.

 Come ti senti in questo momento e cosa ti aspetti da questa esperienza?

Sono contento di avere scritto questo e gli altri due romanzi che ne seguiranno. Sto infatti scrivendo il capitolo conclusivo. Cosa mi aspetto da questa esperienza ? Di farvi passare alcune ore di divertimento. Per il resto, il mondo va avanti anche senza che io entri nell’Olimpo degli scrittori.

Dove è possibile ordinare il tuo libro (in libreria, online, ecc.)? Indica una zona geografica dove è facile trovarlo.

Ovunque! Potete trovare il libro online, sia in ebook che cartaceo, sulle più importanti piattaforme (Youcanprint, Amazon, IBS, Feltrinelli, Goodbook.it, Libreria Universitaria, Deastore, Apple IBook Store, Google Play Store, KoboBooks, Libreria Rizzoli, Hoepli, L’Unità, Il Fatto Quotidiano ecc.) e cartaceo, su ordinazione, in oltre 4.500 librerie italiane (Feltrinelli, In Mondatori, IBS, HOEPLI ecc.).

Passiamo a qualche domanda generale, anche un po’ “personale”. Ti è mai venuto il blocco dello scrittore?

Più che il blocco dello scrittore, a volte mi è presa la stanchezza (ndr sorride). Capita a tutti di trovare un impedimento o per poca creatività o, appunto, per stanchezza.

Hai mai scritto qualcosa dopo averla sognata?

Ho sempre desiderato scrivere basandomi su un mio sogno, ma non ci sono riuscito, a parte un piccolo racconto. La Nuova Era è frutto di un sogno ad occhi aperti.

Stai pensando a un futuro in cui la scrittura diventerà sempre più importante per te oppure la scrittura sta solo occupando una parentesi temporanea della tua vita?

Mi piace scrivere e questo mi basta. E’ una passione che non mi abbandonerà mai.

Convinci chi sta leggendo questa intervista a leggerti e specialmente a comprarti. Vietate le minacce, ammesse le suppliche. Vai.

Ti piace il thriller, l’avventura, ti piace l’azione? No? Meglio. Potresti correre il rischio di scoprire una verità che pochi conoscono. Ti piacciono? Allora preparati al viaggio, ma non sarà indolore. Buona lettura!

Grazie mille, Aldo, sei stato molto gentile a concederci questa intervista in anteprima nazionale.

Amici del blog, segnatevi il nome di Aldo Parisi e del suo libro La Nuova Era per la vostra prossima lettura.

Interviste su La Nuova Era

Peccati di Penna

Interviste su La Nuova Era
Interviste su La Nuova Era

Buon pomeriggio peccatori, oggi ospite del blog: Aldo Parisi e La Nuova Era.

Nato nel 1974, ho sempre scritto solo per me o per i famigliari, poi l’insistenza di una persona mi ha convinto a partecipare ad un importante premio nazionale e, voilà, mi sono ritrovato finalista. Scrivere è per me un hobby, una passione, un alito di vita impresso sul foglio bianco.

Quando hai scoperto la passione per la scrittura?
Nel 1993 quando la passione per la lettura si è trasformata in qualcosa di più profondo, la capacità di dare vita alle proprie idee, alle proprie passioni.

Qual è stato il tuo primo testo?
Era un racconto e si intitolava “Una voce dal fiume”. Nell’ottocento americano un vecchio bianco, proprietario terriero, ritrovava il fantasma di un amore contrastato con una schiava di colore.

Quale genere letterario ti è più affine? Quale invece non riesci a leggere e/o a scrivere?
Mi piacciono un po’ tutti i generi letterari con una predilezione in questo momento per l’avventura e il mistero. Il romanzo rosa per me è uno dei più complicati, riesco a scriverlo ma occorre una profonda conoscenza delle proprie dinamiche.

Come è stato il tuo percorso verso la pubblicazione?
Di solito mi stampavo i libri per me stesso e li regalavo a famigliari, senza pubblicarli e senza partecipare a concorsi, poi una cara amica mi ha consigliato di partecipare ad un concorso nazionale e sono arrivato in finale tra più di 500 opere.

Come è nata l’idea di La Nuova Era ? Cosa ti ha ispirato?

L’idea è nata da un sogno ad occhi aperti della durata di 10 secondi. In quegli attimi hanno preso forma ben tre libri, di cui due sono già stati scritti e il capitolo conclusivo è a buon punto. Mi ha ispirato il fatto che ognuno di noi vive tra il bene ed il male e spesso è difficile comprendere chi sia preda e chi sia predatore in questa società moderna.

Quanto c’è di te in questo testo?
C’è tanto e c’è poco. Il protagonista vive di vita propria, è una luce che percorre le tenebre di un mondo che non riconosce più, dove tutto si sovverte continuamente e dove il potere è l’unica cosa che conta. Per tutti e quindi anche per lui. Vivrà un gioco pericoloso senza sapere, almeno in questo primo libro della trilogia, se sia vittima o carnefice.

Hai mai affrontato il “blocco dello scrittore”? Come lo hai superato?
No, la creatività non mi manca. Spesso invece sono stato preso dalla stanchezza e dalla pigrizia, ma solo perché scrivere non è la mia attività principale. Anzi, a dire il vero, una volta l’ho avuto il blocco, scrivendo un romanzo rosa. Era la prima volta e la difficoltà è stata superata guardando le persone e cercando di capire come si sarebbero comportate nelle situazioni previste nel libro.

Cosa vuoi comunicare con il tuo La Nuova Era?
Voglio comunicare che siamo già in una Nuova Era, dove tutto quello che circonda non è come sembra, dove tutto è più complesso, dove ogni giorno è un attentato ai nostri valori in nome del relativismo e dell’interesse personale. È un mondo che tende ad imbrutire gli animi e le coscienze e dove la diversità non è più vista come confronto o come valore aggiunto ma come nemico.

Cosa pensi del Self-Publishing?
È una bella opportunità ma occorre tanto per farsi conoscere. Non basta essere presente in rete o in libreria, occorre una efficace opera di marketing, cui non tutti sono in grado di gestire per le evidenti difficoltà. Sono convinto che esistono ottimi romanzi nel self publishing, anche migliori di quelli distribuiti nelle librerie, solo che faticano ad emergere, almeno in Italia, a causa di impedimenti organizzativi e finanziari.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Innanzitutto concludere l’ultimo capitolo della trilogia, poi vorrei terminare un progetto ambizioso che sto elaborando proprio in questi mesi. Non posso svelare altro, se non che cambierò completamente genere, mi spiace. Qualche amica ha già letto qualche pagina e si è commossa.

Ringrazio Aldo per la sua compagnia. Cari lettori vi aspetto alla prossima intervista.

Interviste su La Nuova Era

La Personaggia

Interviste su La Nuova Era
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GLI SCRITTORI SI RACCONTANO: A TU PER TU CON ALDO PARISI

Credo di avere molto a cuore il destino della letteratura italiana, per questo quando mi trovo davanti a scrittori emergenti di grande valore non posso fare altro che togliermi il cappello e…tirarci fuori delle belle domande per loro!

Oggi è il giorno di Aldo Parisi, scrittore de “La nuova era”: un romanzo che mischia vari generi tra cui il fantasy e la fantapolitica.

Avere conosciuto Aldo è stato per me una fonte di ricchezza immensa: uno scrittore che, pur nella sua bravura (testimoniata anche dai premi vinti e dal successo del suo romanzo), non si compiace e, anzi, dimostra, anche nelle sue risposte, la sua grande umiltà. Una dote, l’umiltà, che contraddistingue solo i Grandi e noi lettori lo sappiamo. Buona fortuna, Aldo e buona lettura a voi!

Da dove è partito tutto? Cosa ti ha fatto diventare scrittore?

Diventare scrittore, che parolona! Magari potessi fregiarmi del titolo di scrittore. Da quando ero ragazzo ho sempre amato la lettura e dopo decine e decine di libri un pensiero insistente e “insidioso” si è aperto strada in me. Raccontare storie. E dai racconti sono passato ai romanzi, tuttavia li ho sempre tenuti per me o per pochi intimi, poi una persona mi ha consigliato di partecipato ad un importante premio nazionale di genere fantasy e horror e, con mio grande stupore, al primo tentativo sono arrivato tra i finalisti scelti tra più di 500 opere.

Come hai vissuto la scelta di diventare scrittore in una società in cui tutti scrivono e male e la scrittura è lasciata preda dell’improvvisazione di molti?

Veramente non ho mai pensato agli altri. Ognuno ha un suo stile, ognuno sa scrivere più o meno bene. In uno scritto, che sia un racconto o un romanzo, guardo l’idea di fondo, ma soprattutto le emozioni che sa donare. E’ ovvio però che un testo scritto male oppure con una punteggiatura orrenda e incomprensibile fa decadere gran parte dell’idea o delle emozioni che sa suscitare.  In realtà mi è capitato di abbandonare testi più per la difficoltà nella lettura che per il loro contenuto. Purtroppo sempre più spesso accade che coloro che si cimentano nella scrittura non hanno le basi della lettura: la mia personalissima opinione è che non è possibile scrivere qualcosa dopo aver letto due o tre libri, ne occorrono decine. Poi occorre studiare e informarsi per scrivere un libro.

Oltretutto, hai scelto un genere, il Fantasy, plurinflazionato. Perché il tuo romanzo è diverso dagli altri?

Credo che sia diverso  perché non è solo fantasy, ma è un genere che condivide le proprie pagine con la fantapolitica (che è un genere che sta uscendo piano piano, basta guardare il successo di film come Attacco al potere o telefilm come House of Cards) e l’horror, con sprazzi di fantascienza e medical thriller. Insomma ho cercato di unire una figura canonica del genere horror, i vampiri, spesso, questa sì, inflazionata e portata alla deriva dalle ultime opere letterarie e cinematografiche, e l’ho portata al cospetto di una crisi sociale e politica tangibile, che è sotto gli occhi di tutti noi, lasciando il lettore sospeso tra quali siano scelte giuste ed ingiuste e abbandonandolo a considerazioni sulle conseguenze di ciascuna azione, soprattutto di chi ci governa. Il binomio vampiri/politica pare risultare banale (non vi preoccupate, non si parla di tasse), ma molti lettori del mio romanzo hanno apprezzato la visione che ne ho dato, perché, a parere dei loro commenti, nel libro i ruoli paiono distanziarsi anziché fondersi, “lasciandoci spaesati, senza parteggiare né per l’una (uomini) né per l’altra razza (vampiri) forse con l’intento dell’autore di farci ragionare con la nostra testa sul potere. Ci lascia, in altre parole, in balia di scegliere, vestendoci di volta in volta da vincitore o da sconfitto”.

Chi sono gli scrittori che più ti hanno influenzato nel corso della tua vita?

Ho sempre apprezzato i buoni scrittori, ognuno per il genere che scrivevano. Nel caso specifico ovvero del genere, sicuramente ci sono stati due scrittori che mi hanno influenzato, Richard Matheson e Stephen King. Certo, ci sono altri scrittori che hanno accompagnato la mia crescita letteraria e hanno dato il loro contributo a questo libro. Cito ad esempio Kathy Reichs, il Comandante Alfa (Cuore di Rondine), James Patterson e James Rollins, ma anche, quasi paradossalmente rispetto al genere, Khalil Gibran. Influenzato sì, ma fino ad un certo punto. Sono convinto che per scrivere un libro ci sia bisogno di studio, ci vuole sete di conoscenza, occorre lavorare sul proprio stile e imparare sempre cose nuove, solo così un libro diventa un frutto tuo proprio.

Nel tuo romanzo “La nuova era” parli del potere e di come quest’ultimo possa logorare chi lo possiede. E’ sicuramente un concetto molto attualizzabile anche per la politica dei tempi nostri. Che lettura dai del modo in cui i “nostri” potenti utilizzano il potere?

Ad Andreotti fu attribuita la frase “il potere logora chi non ce l’ha”, nel libro invece il discorso è diverso. Logora punto e basta, a qualsiasi livello, dalla politica al posto di prestigio perché ognuno se lo tiene per i propri scopi, anche e soprattutto occulti, e lo difende a tutti i costi, mostrando unghie e, se mi passate il gioco di parole, i denti. I nostri potenti utilizzano il potere solo ed esclusivamente per la propria pancia, è un potere sanguigno e inviolabile, non ammette rotazione. I politici odierni non guardano assolutamente alla nostra società (il concetto di polis greca è ormai defunto) e la deriva sociale andrà sempre peggio. Ci vogliono più stupidi e solitari perché l’ignoranza e l’isolamento implica anche plasmabilità, essere deboli e facilmente utilizzabili. Ma c’è un’ombra oscura che pesa come una spada di Damocle sulle nostre teste: la violenza, perché nel momento in cui i politici non saranno più in grado di soddisfare i bisogni precostituiti, quella stessa società rimarrà in balia di interessi di altre forze rivoluzionarie, portando sempre più alla disgregazione sociale. Un po’ quello che sta accadendo in questo periodo, ma ancora a livello larvale. I vampiri del mio libro sono dunque i nostri vicini, i nostri parenti, noi stessi.

Pensi che anche la nostra società potrà mai giungere ad una nuova era?

Spero non quella del libro, anche se il cammino è ormai stato intrapreso. Una nuova era è ancora possibile: l’uomo deve comprendere che questo mondo è limitato nelle risorse e occorre fare di necessità virtù. L’uomo deve smettere di essere egoista, deve riscoprire e sapere ponderare quanto di buono rappresentano i valori umani, naturali e religiosi. Un estremo relativismo porterà ineluttabilmente all’annientamento.

Nel tuo sito hai carinamente associato degli attori reali ai personaggi del tuo libro: se dovessi incorrere in una trasposizione cinematografica che regista sceglieresti?

So che renderei tristi molti fan di Quentin Tarantino, ma nei suoi film c’è troppo sangue per i miei gusti e nel libro il sangue praticamente è ridotto allo 0,5% o giù di lì. C’è un solo regista che soddisferebbe la trasposizione cinematografica del libro come la vorrei io e il suo nome è John Carpenter (Halloween, 1997:Fuga da New York, La cosa, Essi Vivono, Il seme della follia). So per certo che a lui questo libro piacerebbe molto perché il protagonista è un antieroe, un uomo di estrazione umile che diventa parte delle istituzioni e che ben presto ne sarà in contrasto, ma le analogie non si fermano qui, perché Carpenter amerebbe la forte critica sulla società che traspare dal libro e ancora di più apprezzerebbe l’analisi del rapporto fra il bene e il male e la messa in discussione dei valori di questa nostra società.

A chi consiglieresti il tuo libro?

A chi vuole riflettere sul bene e sul male e sulle rispettive scelte, a chi piace l’azione ma anche il sentimento e i valori umani, a chi piacciono i vampiri ma è stufo di quelli letti e visti negli ultimi anni, a chi piace la politica ma anche a chi odia la politica e i politici, a chi vuole cambiare il mondo e a chi vuole lasciarlo così come è. Lo consiglierei soprattutto a chi ama leggere divertendosi.